Il tatto

 

IL TATTO       (scritto da Andrea Olsen , anatomia esperienziale)

Il tatto è il nostro collegamento con il mondo. Noi possiamo vedere, ascoltare, pensare a qualcosa, ma è attraverso il tatto che questo qualcosa entra a far parte della nostra esperienza. Il tatto trasmette informazioni riguardo alle nostre percezioni e stimola le nostre reazioni. I suoi effetti variano
a seconda delle nostre intenzioni: possiamo appoggiare la mano sulla spalla
di qualcuno e sentire le ossa, i muscoli e i liquidi sotto la pelle, ma una
mano appoggiata su una spalla può anche non sentire niente; possiamo appoggiare una mano su una spalla per stimolare una risposta sensuale; una mano può essere appoggiata su una spalla perché qualcuno ha bisogno di
qualcosa. La stessa azione di toccare comunica un gran numero di intenzioni diverse ed evoca risposte diverse.
Il modo in cui tocchiamo noi stessi ci informa sul nostro atteggiamento
nei confronti del nostro corpo. Quando passiamo una mano sul nostro volto ci sentiamo distaccati o irritati? Possiamo toccare una parte del corpo con un atteggiamento critico oppure con piacere. Osservate il modo in cui trattate il vostro stesso corpo; immaginate come vi piacerebbe essere toccati.

Ci sono molti modi cli toccare. Nel lavoro sul corpo il contatto è un modo di dialogare.

Appoggiate le mani su una parte del vostro corpo e ‘aspetta-
te’. Concentrate la vostra attenzione su quella parte e ricevetene le informazioni attraverso le mani, come un microfono sensibile. In questo modo state creando un dialogo fra le vostre mani e quella parte del corpo. In questo tempo “vuoto”, in cui non fate niente, state in realtà acquistando consapevolezza e iniziando il dialogo che può dare avvio ad un cambiamento.

Più l ‘intenzione con la quale toccate è precisa e più chiaramente potrete ‘sentire’ sia nella mano che tocca sia nella parte che viene toccata. Il tatto crea sensazioni. Gli impulsi propriocettivi casuali sono come interferenze elettrostatiche in una registrazione: disturbano invece di migliorare la qualità dell’ascolto. Se, per esempio, state toccando un partner per sentire le ossa del suo avambraccio e premete con troppa forza, potreste indurre una stimolazione talmente intensa nel vostro stesso corpo da non riuscire a sentire che cosa sta succedendo nel corpo dell’altra persona. Sarebbe allora co-
me sostenere una conversazione in cui parlate solo voi: tutto ciò che sentite è voi stessi. A volte, mentre si lavora attraverso il contatto delle mani, il desiderio di essere utile, di fare qualcosa per qualcuno può interferire con la nostra reale capacità di sentire ciò che sta succedendo.

Attenzione e intenzione sono elementi chiave quando si lavora sul corpo attraverso il contatto delle mani. La scelta del tipo di contatto dipende dalle nostre intenzioni. Se stiamo lavorando su un osso, possiamo incominciare con un contatto diretto e deciso che penetri attraverso gli strati di tessuto molle: l’intenzione di ‘sentire’ l’osso guida il nostro modo di toccare.
Se vogliamo rilassare i muscoli, possiamo usare un movimento muscolare della mano per stimolare i liquidi e metterci in contatto con il muscolo. Spesso possiamo ottenere risultati migliori cercando di intuire mentre stiamo lavorando quale sia il contatto più efficace invece di stabilirlo a priori. E, in un certo senso, ciò ci consente di ‘allenare’ le nostre capacità di intuizione mentre lavoriamo.
Raramente il dolore è utile. Esso infatti causa la contrazione dei mu-
scoli bloccando la capacità di reazione dei tessuti. Tuttavia, il dolore può servire a volte per attirare l’attenzione in un punto i cui altri messaggi più sottili erano stati trascurati e per incoraggiare la consapevolezza di quelle parti del corpo che hanno bisogno di essere guarire.
La tendenza a giudicare o all’autocritica ostacola la capacità di percepire il corpo attraverso il corpo. ln linea di massima, ciò che voi percepireste come buono verrebbe percepito nello stesso modo dagli altri. La vostra attenzione rimane concentrata sul punto che state toccando e sul suo collegamento con il vostro stesso corpo; la vostra intenzione e quella di ascoltare e rispondere a ciò che percepite sotto le vostre mani.

I diversi modi di toccare
Ciascuno di noi sviluppa tecniche di contatto personali. Come abbiamo detto
in precedenza, l’intenzione con cui tocchiamo influisce sugli effetti prodotti dal contatto. Esistono, tuttavia, alcuni modi comuni di toccare che possono rivelarsi utili. Sperimentateli sulla vostra coscia o sul vostro avambraccio mentre ne leggete la descrizione. Stabilire il contatto attraverso gli abiti o direttamente sulla pelle. Il tessuto degli abiti aggiunge diversi stimoli sensoriali e accentua lo sfregamento, e ciò a volte è utile per il lavoro sul corpo.
Pressione con la palma della mano o con ì polpastrelli .
Questo contatto diretto e deciso determina una pressione sicura e piacevole che consente di lavorare in profondità senza stimolare contrazioni muscolari riflesse indotte dal dolore o da una sensazione di “solletico’. (ll solletico consiste in una stimolazione casuale delle terminazioni nervose che crea una sensazione confusa a livello del cervelletto.) Una pressione diretta e decisa su una vasta
parte del corpo risulta rassicurante e consente una percezione e una ricezione chiaramente definite
.
Pressione con le punte delle dita e del pollice
Questa pressione “puntifome” può penetrare più in profondità attraverso gli strati dei tessuti grazie alla ridotta area di contatto e alla stimolazione diretta attraverso le strutture ossee delle dita. È utile per sciogliere in profondità punti specifici,
ma può causare contrazioni riflesse indotte da sensazioni dolorose o di solletico. buona norma far seguire a una pressione profonda un massaggio
o una stimolazione generalizzata, per integrare la consapevolezza propriocettiva in un’area corporea più vasta.

Sfregare, grattare
Questa tecnica consente di stimolare i propriocettori su-
perficiali. Può essere usata per stimolare una sensibilità e una consapevolezza generalizzata in un’intera parte del corpo.
Può essere praticata in modo da essere percepita positivamente come una carezza piacevole, oppure come una sensazione di sfregamento leggermente fastidiosa. Entrambe queste sensazioni possono essere utili: a volte una stimolazione leggermente
irritante può rivelarsi più efficace per stimolare una parte del corpo che deve essere “risvegliata” per poter essere integrata nell’ intera immagine corporea (per esempio una parte del corpo che è rimasta ‘tagliata fuori, per una lesione, per paura o per mancanza di uso). A volte strumenti diversi
(uno spazzolino da denti, una morbida spazzola per capelli) possono essere altrettanto utili della mano.

Pressione diagonale attraverso le fibre
Questo movimento che fa scivolare un tessuto al di sopra di un altro consente di separare il tessuto connettivo dalle fibre muscolari e le diverse fibre fra loro. Cercate di mantenere la stimolazione a un livello tale da risultare gradevole. Utilizzata dai terapisti specializzati nel rolfing, questa tecnica consente di stimolare la mobilità a
qualsiasi livello della struttura corporea.

Pressioni e compressioni ritmiche
Questa tecnica agisce principalmente sui liquidi del corpo che ristagnano a causa dello stress, di lesioni o per mancanza di attività fisica. Premendo o ‘strizzando’ con la mano con un movi-
mento ritmico lungo una parte del corpo è possibile stimolare i liquidi presenti nei tessuti molli, producendo un’azione simile a quella che si ottiene strizzando delicatamente una spugna o spremendo un tubetto di dentifricio. Questa tecnica è particolarmente utile per lavorare dalla coscia al piede o dalla spalla alla mano, in modo da spingere i liquidi verso la periferia del corpo, oppure, procedendo in direzione opposta, per stimolare il flusso dei liquidi verso il centro in presenza di un ristagno periferico
.

Manipolazione delle ossa

Muovere delicatamente le superfici delle estremità ossee all’interno delle loro articolazioni attraverso la compressione, l’allungamento, la rotazione, la flessione, l’estensione e la circonduzione (a seconda di quale di questi movimenti risulta più adatto al tipo di ar-
ticolazione) può servire a stimolare la percezione propriocettiva in cor-
rispondenza della capsula articolare e può alleviare la tensione muscolare.
Si tratta di una tecnica molto importante per ricreare i percorsi neurologici e dovrebbe quindi essere utilizzata con cautela e seguendo istruzioni specifiche.

Sostegno dei legamenti e dei tendini
L’individuazione delle superfici articolari delle ossa e del punto di inserzione dei legamenti e dei tendini può servire a riorganizzare legamenti o tendini che sono stati danneggiati o il
cui normale allineamento è stato alterato in seguito a una lesione. Im-
portante visualizzare chiaramente la direzione delle fibre, appoggiare le punte delle dita sul punto di origine e di inserzione dei legamenti e dei tendini e attendere. Le vostre dita forniranno all’articolazione un supporto simile a quello dei legamenti e dei tendini e ne stimoleranno i recettori. Per poter applicare questa tecnica potreste aver bisogno di una rappresentazione precisa dei legamenti e dei tendini presenti nel corpo. Provate a esercitare questo
tipo di contatto in corrispondenza dell’articolazione temporo-mandibolare e del ginocchio.

Per completare il vostro lavoro
Equilibrate il corpo eseguendo lo stesso tipo di lavoro su entrambi gli emisoma.

Emisoma : una delle due metà del corpo umano , secondo un piano di simmetria sagittale.
Concedetevi il tempo necessario per riportare a livello di consapevolezza ciò che avete visualizzato. Passate lentamente dall’esperienza interiore con gli occhi chiusi alla reintegrazione nell’ambiente esterno con gli occhi aperti. Ritornate progressivamente in posizione eretta, cercando di percepire i vari passaggi dell’allineamento posturale.
Per riportare i sensi a una condizione di concentrazione generalizzata ricorrete alla parola, al disegno e a movimenti come camminare e giocare (lanciare una palla). L’integrazione è una componente del processo. Camminare alla velocità di due passi al secondo (più rapidamente di quanto possiate pensare) serve a trasferire la consapevolezza nell’azione.
Lasciate passare un certo tempo prima di affrontare qualsiasi attività fisica impegnativa: sollevare pesi, fare sport, eccetera. Il lavoro sul corpo può spingere le articolazioni al di là delle loro normali capacità di movimento.
Stabilite un dialogo continuo e fiducioso fra voi ed il vostro corpo. Esso si aprirà solo se avrà la sicurezza che sarete responsabili e sensibili ai cambiamenti che si verificheranno. In caso contrario, i vostri muscoli si contrarranno per proteggervi da voi stessi.

Le lesioni
Una lesione o una malattia possono essere viste come una manifestazione attraverso la quale il corpo cerca di richiamare la vostra attenzione su un punto particolare. Esse spesso sono la conseguenza di uno stress o di un cattivo allineamento che si protraggono per lungo tempo: quando si verifica un impatto, le conseguenze si ripercuotono sulla parte più debole. Questa parte “più debole) è spesso, in realtà, un punto di forza del quale abbiamo abusato fino a indurre una lesione, e che poi etichettiamo come “debole”. Per esempio, il ginocchio di un corridore che, all’inizio, consente di godere del piacere della corsa, finisce con l’essere forzato dalla continua ripetizione di quella stessa azione piacevole e, infine, diventa un ginocchio “debole” esposto a possibili lesioni in caso di impatto, a causa di un incidente automobilistico o semplicemente di un movimento improvviso e maldestro durante una normale passeggiata.
La riabilitazione implica la consapevolezza del rapporto esistente fra i 
punti deboli e i nostri punti di forza e l’attenzione per i processi píù nascosti, oltre alla guarigione di una determinata parte del corpo. Un disturbo può essere un invito ad ascoltare.

 

Rimanere presenti
Quando mostrai ad una collega
specializzata nel lavoro sul corpo
la prima stesura nel mio libro,
leggemmo insieme una pagina dopo
l`altra. Quando arrivammo al
capitolo relativo al tatto, il suo viso
mutò espressione. Avevo descritto
il contatto ‘attivo’ e ‘passivo’ come
modalità di lavoro. Mi disse: «Vi
sono pochissime situazioni in cui
incoraggerei qualcuno a essere
completamente passivo mentre viene
toccato. Una persona rilassata può
essere nondimeno presente. Quando
lavoro con qualcuno, faccio
affidamento sulla possibilità
ali incontrarci; per me il contatto
è uno scambio. Anche nei casi in cui
è un’altra persona a massaggiarmi,
mi propongo sempre di andare incontro
al contatto delle mani e non che
ci sia qualcosa che mi viene fatto mentre rimango passiva.
È un importante addestramento
alla vita”.

Immagini del corpo
«Odio i miei piedi», affermava con
tono deciso una studentessa. Soffriva
terribilmente il solletico e odiava
essere toccata o toccare i piedi
o le caviglie. Mi raccontò che da
bambina aveva portato delle scarpe
ortopediche rigide unite da una barra
metallica, allo scopo di correggere
un problema alle anche. Con un residuo
di frustrazione, mi raccontò come
quell’aggeggio le avesse reso
estremamente difficile muoversi
carponi, rimanere in piedi o arrivare
in tempo al bagno per fare la pipi.
Era stata etichettata come ‘affetta
da enuresi’, e tutto ciò a causa
dei suoi piedi. Ora era una brava atleta.
Il suo sport preferito era il nuoto,
che concentrava l ‘attenzione sulla
parte superiore del corpo. Ricorremmo
alla stimolazione sensoriale per
‘risvegliare’ la parte inferiore delle sue
gambe. Oltre al contatto delicato del
massaggio, grattavamo’ delicatamente
le sue gambe e i suoi piedi per
stimolare le sensazioni attraverso
un contatto leggermente irritante.
Quando avevamo finito il lavoro.
si alzava in piedi e riusciva a sentire
l’aderenza dei talloni e delle punte
delle dita al pavimento. L’ultimo
giorno del corso, si tolse scarpe
e calze ed esclamò: «Penso
che mi piacciono i miei piedi».

Un ‘altra studentessa dello stesso corso
aveva subito, due anni prima,
un intervento chirurgico al ginocchio
e le sue sensazioni erano ancora confuse
e disturbate a causa del dolore
al ginocchio. Quando si esibiva come
ballerina, concentrava tutto lo sforzo
nelle ginocchia, con una ridotta
consapevolezza della parte inferiore
delle gambe. Anche questa
studentessa, da bambina, aveva
indossato un apparecchio ortopedico.
a mano a mano che procedevamo
nel lavoro, si accorse che la sua
sensibilità al di sotto delle ginocchia
era molto limitata e che la sua
immagine del proprio corpo si
arrestava alle ginocchia. Poichè i suoi
piedi erano stati immobilizzati, faceva
partire il movimento dalle ginocchia.

Un giovane atleta aveva portato, da
bambino, un apparecchio ortopedico
che gli imprigionava i piedi per
correggere la tendenza a camminare
con le punte divaricate. In seguito,
le sue sensazioni dolorose erano
concentrate nella parte bassa della
schiena. Non potendo usare i piedi,
tutti i suoi movimenti si erano
localizzati nella colonna -vertebrale.
Adesso, quando cammina, si blocca
ancora nella parte bassa della schiena,
invece di usare le gambe e i piedi
per ammortizzare il movimento.

Mi accorsi che sei dei diciotto
studenti di quel particolare corso
avevano portato barre o stivaletti
ortopedici da bambini o nella prima
infanzia. A quei tempi si trattava
di una pratica medica molto diffusa.
Tutti avevano piedi apparentemente
“normali’, ma soffrivano di lesioni
nelle articolazioni della colonna
vertebrale, delle anche, delle
ginocchia o delle caviglie, collegate
alla localizzazione del loro disturbo
infantile. Essi inoltre avevano
immagine propriocettiva confusa
della parte inferiore delle proprie
gambe. Tutti erano frustrati dalla
mancanza di mobilità o di stabilita
(equilibrio) del loro corpo. Tutti
erano pronti al cambiamento.

 

IL TOCCARE:
AUMENTARE LA SENSIBILITÀ DELLE MANI
° Sfregate le palme delle mani l’una contro l”altra per produrre una
sensazione di calore. Poi premete le punte delle dita le une contro
le altre mettendo progressivamente in contatto le ossa, fino a con-
giungere le palme. Cercate di sentire la delicata pressione, o spinta
che, attraverso le ossa, passa dalle punte delle dita alle mani, alle os-
sa dell’avambraccio, il radio e l’ulna, agli omeri, alle scapole, alle cla-
vicole, al manubrio dello sterno, alle costole, alle vertebre e ai tessuti
molli (polmoni e cuore). Questo “circuito cardiaco°, che dalle palme
delle mani arriva fino al centro del corpo, apporta sangue e calore
alla periferia.
 Separare lentamente e progressivamente le mani e cercate di conti-
nuare a percepire il calore e l’energia attraverso lo spazio che le separa. Allontanatele più che potete continuando a mantenere questa sensazione. Cercate di riconoscere la consapevolezza propriocettiva e cellulare. Trasferite la vostra concentrazione sulle mani, sullo spazio che separa le mani e sul collegamento fra le mani e il cuore (flusso sanguigno). Sperimentate i diversi gradi di sensazione: energia e calore senza contatto effettivo, contatto leggero, pressione profonda.
‘ In posizione seduta, appoggiate una mano sulla coscia. Sentite il
contatto con la stoffa al di sotto della palma. Concentrate la vostra
attenzione sulla superficie e sul calore della pelle al di sotto della stoffa.
Trasferite la vostra attenzione sugli strati più compatti del tessuto
muscolare e del tessuto connettivo (fascia). Spostare l’ occhío della vostra mente sull’ osso, il tessuto più compatto di tutti. Esercitate una
pressione profonda e cercate di percepire i diversi strati. Ritornate
a un contatto leggero e cercate di sentire le diverse densità dei tessu-
ti. Potreste anche percepire il pulsare del sangue, la corrente elettri-
ca del sistema nervoso, le contrazioni o reazioni muscolari. Lasciate-
vi la possibilità di percepire, attraverso i vostri sensi, tutto ciò che
e presente in quel momento. In seguito imparerete a distinguere i di-
versi tessutí del corpo attraverso il tatto.

 

Di Alessandra Palma di Cesnola

nata a Firenze, nel 1960.

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