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Storia dell’evoluzione nell’acqua – Andrea Olsen

La Storia
dell’evoluzione  nell’acqua di Andrea Olsen

La storia dell’evoluzione della specie umana incomincia nell’acqua. ln questo ambiente liquido nacquero diverse forme di vita. Le forme di vita vegetale precedettero quelle animali come produttrici di ossigeno e principale fonte di nutrimento.
Sulla base delle documentazioni fossili raccolte, si può ipotizzare che circa tre miliardi e mezzo di anni fa ebbero origine nei mari primordiali batteri in grado di compiere reazioni di fotosintesi e alghe verde-blu che presentavano già le caratteristiche fondamentali della vita: la capacita di riprodursi, di metabolizzare e di reagire ai cambiamenti ambientali.
Un miliardo e mezzo di anni fa apparvero i primi organismi monocellulari dotati della capacita di riprodursi sessualmente (mescolando il DNA di due cellule) invece che per divisione cellulare, incrementando in tal modo il potenziale di diversificazione.
A circa seicento milioni di anni fa risalgono le più antiche prove dell’esistenza di una varietà completa di vita multicellulare, con strutture organiche differenziate; forme primitive come le spugne e le meduse; molluschi dotati di guscio esterno, incluse le lumache e le conchiglie; stelle marine e cetrioli di mare, caratterizzati da una simmetria radiale ( a cinque raggi); forme allungare o segmentate di vermi; creature dotate di membra articolate, i cui parenti oceanici contemporanei includono le aragoste, i gamberi e i granchi; creature più progredite dotate di colonna vertebrale, come gli squali, dallo scheletro cartilagineo, o i pesci, dallo scheletro osseo.
Al giorno d`oggi possiamo rilevare un`identica diversità osservando le molteplici forme di vita subacquea presenti in una barriera corallina.
Lungo tutta la storia dell’evoluzione, le diverse specie (popolazioni di individui che si accoppiano abitualmente fra loro) si estinsero, rimasero uguali a se stesse o mutarono in seguito ad adattamenti successivi, in un processo chiamato “selezione naturale”.
In genere i cambiamenti si verificano per mutazioni genetiche casuali, trasmesse poi alle generazioni successive. Alcune creature sviluppano così caratteristiche che consentono loro di sopravvivere anche quando nuove condizioni, come per esempio un aumento della popolazione o un mutamento climatico, determinano un cambiamento forzato. Un esempio è rappresentato dai dipnoi d’acqua dolce, che svilupparono vesciche respiratorie interne e lobi muscolari sulle pinne. Queste strutture “preadattative” si rivelarono utili in seguito, quando la specie incomincio a camminare sulla terraferma.
Alcune forme di vita, come per esempio gli squali, si sono invece rivelate talmente efficienti e funzionali che sono rimaste più o meno identiche per milioni di anni. Altre, infine, come i dinosauri, hanno dominato la terra per centocinquanta milioni di anni prima di estinguersi.
La specie umana, Homo  Sapiens  ha fatto la sua comparsa sulla terra solo due milioni di anni fa e continua ad evolversi ancora oggi.

Analizzeremo ora tre tipi di simmetria corporea ed il loro rapporto con gli schemi di movimento tipici dell’uomo.
l’asimmetria è caratteristica degli organismi monocellulari, come le amebe, in cui tutti i componenti della membrana rivestono eguale importanza.
Lo scambio degli alimenti e dei prodotti di scarto ha luogo attraverso questa membrana semipermeabile e l’organismo si muove mediante spostamenti protoplasmatici. Una spugna, che è un insieme di singole cellule organizzate secondo uno schema non rigido, fornisce un esempio multicellulare di asimmetria: se si fa passare una spugna attraverso un crivello, le cellule si risistemeranno secondo la loro forma originale.
Nella simmetria radiale la bocca e lo stomaco sono posti al centro, con appendici che si irradiano da questo nucleo. La stella marina, ultimo esempio rimasto, cammina sul fondale marino per trovare e divorare il cibo.
La simmetria bilaterale differenzia due estremità contrapposte, una “testa” e una “coda”, con parti del corpo ripartite in coppie. La bocca e gli organi di senso principali sono raggruppati in prossimità della testa e le appendici atte alla propulsione e all’ evacuazione in prossimità della coda.
In alcune specie, come per esempio gli squali, una “colonna vertebrale’ cartilaginea collega testa e coda allo scopo di assicurare stabilità e direzionalità, mentre le pinne vengono usate per il galleggiamento (se uno squalo smette di nuotare annega); in altre specie, invece, come nei pesci, dallo scheletro osseo, si è sviluppato uno scheletro con appendici appaiate, che consentono una maggiore stabilità e mobilità nell’acqua (e vesciche natatorie, ovvero vesciche d’aria interne, che permettono il galleggiamento).
L’ascidia rappresenta la transizione dalla forma invertebrata (priva di colonna vertebrale) a quella vertebrata: l’individuo adulto presenta una simmetria radiale e vive ancorato al fondale oceanico, ma l’individuo giovane ha una notocorda (forma primitiva di colonna vertebrale) e nuota come un minuscolo pesce, con simmetria bilaterale, prima di trasformarsi nella forma adulta meno mobile.
Simmetria bilaterale e scheletro osseo garantiscono l’efficienza necessaria per soddisfare le esigenze basilari per la sopravvivenza, come, per esempio, spostarsi in direzione del cibo, allontanarsi dai nemici, ricercare un compagno sessuale ed esplorare l’ambiente. Essi rappresentano, inoltre, elementi utili al passaggio dall’ambiente acquatico alla terraferma.
Sebbene la nostra trattazione sia principalmente antropocentrica, cioè centrata sulla specie umana, è bene ricordare a questo proposito che il 95% degli animali che vivono sulla terra ai giorni nostri non è dotato di spina dorsale!
Allo stesso modo in cui conserviamo nel sangue la soluzione salina dell’0ceano, la nostra struttura conserva le possibilità delle precedenti forme di simmetria corporea.
Possiamo muoverci asimmetricamente, come quando ci stiriamo e sbadigliamo la mattina lasciando che la nostra pelle e i nostri propriocettori siano i nostri organi di senso primari, prima che la corteccia cerebrale (la porzione più recente del cervello) intervenga a livello cosciente. Tecniche come l’ improvvisazione del contatto” (Contact Improvisation) e il ‘Movimento Autentico’ puntano alla stimolazione e all’attivazione di tutte le superfici e le strutture corporee, senza alcuna differenziazione.

Possiamo muoverci secondo schemi di simmetria radiale, come la stella marina, o come nel disegno raffigurante l’uomo geometrico’ di Leonardo da Vinci, in cui le varie parti del corpo si irradiano dal plesso solare. Una raffigurazione di questa simmetria può essere rappresentata dalle ruote di un carro. Anche le arti marziali organizzano il movimento attorno a un centro rappresentato dal ‘cervello del ventre’ (il sistema nervoso autonomo) attraverso la concentrazione sul tantien (nel tai chi) e sull’ hara (nel karate),per trarre energia dal “centro”.
Possiamo muoverci secondo schemi di simmetria bilaterale, facendo ‘ondeggiare° la nostra colonna vertebrale segmentata come fanno i pesci o le balene. Lo yoga Kundalini e numerose forme di danza primitiva utilizzano questa potente fonte di integrazione testa-coda.
Sebbene la nostra forma esteriore sia organizzata secondo uno schema bilaterale, molti dei nostri organi interni (come il cuore, il fegato e gli intestini) conservano la loro asimmetria.
La pelle, il nostro organo più grande, è tuttora un recettore primario per la percezione degli stimoli provenienti dall’ ambiente esterno.
La nostra posizione verticale domina la nostra vita attuale, ma le strutture del nostro corpo appartengono al passato della nostra evoluzione.
Ripercorrendo la storia dell’evoluzione non possiamo fare a meno di constatare che l’universo contiene ben più di quanto la mente umana sia in grado di afferrare e che siamo costantemente alla ricerca di modelli, scientifici, religiosi o artistici, che ci consentano di comprendere il significato della nostra esistenza.
Possiamo organizzare razionalmente ciò che sappiamo circa le origini della vita e lo sviluppo delle specie partendo da una prospettiva scientifica (affidandoci soprattutto alle testimonianze fossili), ma i dati oggettivi procedono di pari passo con il mistero. Ogni volta che viene fatta una nuova scoperta l’intero quadro subisce un cambiamento. Pertanto le nostre informazioni sono in costante mutamento e le percezioni che ne abbiamo, come singoli individui, sono una parte di questa scoperta.