Intervista con Bonnie Bainbridge Cohen a cura di Lisa Nelson e Nancy Stark Smith per CQ

Intervista con Bonnie Bainbridge Cohen

 

CQ – Cosa ti fa pensare che il primo anno di vita sia cruciale
per lo sviluppo senso-motorio del bambino?
BBC – È il periodo in cui si stabilisce la relazione tra processo
percettivo (il modo in cui uno sente, vede, ecc.) e
processo motorio (il modo in cui uno si muove, ovvero
agisce nel mondo). È questa la base da cui, nel corso della
vita, si evolve il nostro modo di agire, sia nel recepire che
nell’esprimersi. È di fondamentale importanza, io credo,
lavorare con i bambini nel primo anno di vita, perché
questo ci permette d’instaurare un punto di partenza più
ampio, con maggiori possibilità di scelta non solo nel saper
individuare situazioni e problemi, ma anche nell’agire
rispetto a essi; ciò dà ai bambini la più grande varietà di
scelta per orientarsi nell’azione.
CQ – Perché è così importante partire da una base più ampia?
BBC – Ecco, vi do un esempio: molte persone adulte padroneggiano
una quantità limitata di pattern senso-motòri
(compresi i pattern di movimento dell’età evolutiva).
Ad alcuni pattern sono in grado di ricorrere, ad altri no.
Quelli che non sono loro accessibili rimangono inutilizzabili
nella vita di ogni giorno – nel pensiero e nell’azione.
Ciascun pattern è presente in noi come potenzialità, ma
finché non lo mettiamo in atto, esso rimane inaccessibile.
Pertanto, le nostre scelte, nell’agire e nel modo di vedere
le cose, saranno più limitate di quando invece tutti i
pattern si sviluppano nella loro naturale progressione, secondo
il ritmo del nostro orologio interno, su una solida
base di partenza.
CQ – Cosa succede, in pratica, se alcuni pattern fondamentali non sono ben sviluppati?
BBC – Nella maggior parte delle persone con cui lavoro,
praticamente in tutte, qualsiasi tipo di difficoltà è riconducibile
allo sviluppo in età evolutiva, che il problema sia sociale, psicologico fisico. Di sicuro si può vedere, per esempio dal modo in cui un bambino gattona, se in futuro avrà problemi alle ginocchia o alla schiena.
Quando si osservano gli adulti, si possono riconoscere
dei pattern che contribuiscono a causare sindromi
della regione lombare, o problemi sacro-iliaci, oppure
al ginocchio, alla caviglia o al collo. Per fare un altro
esempio, prendiamo i bambini che camminano senza
distribuire il peso del corpo sull’intero piede: ecco,
questi bambini rischiano in seguito il collasso dell’arco
plantare o slogature e fratture della caviglia, perché il
peso non viene ripartito nel modo giusto. In base a
come il bambino sviluppa inizialmente i vari pattern,
si può prevedere ciò che in futuro andrà a causare dei
problemi. Lavorando col bambino su questi schemi di
movimento, proprio nel periodo del suo primo sviluppo,
possiamo aiutarlo a progredire nell’acquisizione di
un allineamento, di un modo di agire e di un’integrazione,
più forti ed equilibrati.
CQ – Cosa intendi per pattern?
BBC – Tutti i fenomeni naturali si organizzano secondo
degli schemi. Il sistema nervoso è progettato
per funzionare secondo degli schemi, cioè dei pattern
che, potenzialmente, sono innumerevoli, ma cui non è
possibile accedere finché non vengono stimolati a manifestarsi,
cioè finché noi non li mettiamo davvero in atto. I pattern oscillano continuamente tra efficienza e inefficienza.
CQ – Potresti darci un esempio di pattern dello sviluppo
in età evolutiva?
BBC – Prendiamo la progressione del nostro sviluppo
motorio, che va dalla nascita alla posizione eretta e al
camminare. Si distinguono quattro pattern di base:
movimento spinale, movimento omologo (le due
braccia o le due gambe contemporaneamente), movimento
omolaterale (braccio sinistro e gamba sinistra
contemporaneamente, braccio destro e gamba destra
contemporaneamente) e movimento controlaterale
(braccio sinistro insieme a gamba destra, braccio destro
insieme a gamba sinistra). Inizialmente il bambino
alza la testa; successivamente striscia, si mette seduto,
gattona, sta in piedi e infine cammina. Durante
ciascuna di queste fasi, si sviluppano (o non si sviluppano)
dei pattern specifici, dei movimenti coordinati.
Direi che questi pattern dello sviluppo corrispondono
all’organizzazione neurologica.
CQ – Come avviene che i pattern dello sviluppo vengano
stimolati?
BBC – Può accadere che la persona cominci a muoversi
secondo questi schemi spontaneamente, seguendo
il proprio orologio interno; oppure ciò può verificarsi
quando lo richiede l’ambiente in cui si trova. Il linguaggio,
per esempio, non si sviluppa se nessuno parla
con noi. Sui nostri pattern incide anche il modo in cui,
quando siamo bambini, i genitori si occupano di noi.

Successivamente, col lavoro sul corpo e la terapia, si può aiutare una persona ad acquisire più coscientemente pattern non sviluppati durante l’infanzia.
CQ – É indispensabile che ogni bambino/ individuo compia l’intero percorso, passando per tutti gli schemi di movimento?
Alle volte, un bambino salta apparentemente qualche stadio – per esempio quello dello strisciare o del gattonare – ma alla
fine si alza in piedi e cammina anche lui.
BBC – Io credo che sia necessario attraversarli
tutti, e per tutti i bambini. Non è una questione vitale, ma è qualcosa di necessario per uno sviluppo più completo, per instaurare quell’ampia base di cui parlavo prima.
CQ – Se strada facendo capita di saltare un pattern, si può fare marcia indietro e recuperarlo più tardi?
BBC – Sì. È questo il punto: si può tornare indietro, anche da adulti, e recuperare dei pattern, anche se, certo, è più difficile.
CQ – Che cos’è che lo rende più difficile, da adulti?
BBC – Da bambini, il processo è inconscio. Non sappiamo come ciò avvenga, né per quale ragione, ma si verifica; e i pattern si affermano nel nostro sistema nervoso senza che noi ce ne rendiamo
conto. Da adulti, se abbiamo deciso di farlo, se ne abbiamo l’opportunità, magari con qualcuno che ci guida attraverso di essi, ci arriviamo coscientemente.
CQ – Come può un adulto aprirsi a nuovi
pattern?
BBC – Ebbene, se è vero che il corpo è
lo strumento attraverso il quale la mente si esprime, noi possiamo utilizzare una grande varietà di melodie, di rime, di
toni. Negli adulti, bisogna riconoscere e valutare i pattern compensatori, che sono profondamente intrecciati con
quelli di tipo emozionale e cognitivo.
CQ – I pattern possono quindi farci aprire a diversi modi di comportarci, pensare, agire, sentire – a tutto questo?
BBC – Già, a qualsiasi qualità tu voglia dare alla mente. Qualcosa che possiamo esprimere solo attraverso il corpo.
Quanti più tracciati neurologici si stabiliscono nel corpo e quanto maggiore è l’integrazione di base, tanto più facile
sarà esprimere la pluralità dell’essere e tanto più profonde e di più ampio respiro saranno le capacità di espressione e di comprensione.
Quando tocco un bambino piccolo dandogli il mio sostegno in un pattern di movimento scarsamente sviluppato o del tutto assente, alle volte il genitore mi dice: “Io penso che mio figlio dovrebbe essere libero di fare ciò che vuole: i piccoli sanno da soli cos’è meglio per loro”. Anch’io la pensavo così, finché col tempo ho avuto modo di osservare, man mano che i bambini crescevano, che
ciò che sceglievano dipendeva semplicemente da un limite del loro sistema, non da un’intuizione di cosa fosse meglio per loro. Non è che il neonato scelga in base a chissà quale profonda conoscenza
intuitiva, fa quel che fa perché di fatto non ha altra scelta. E così, a causa di un suo limite, giunge a scegliere il pattern sbagliato, quello che gli fornirà una base poco efficace per crescere. D’altra parte,
anche quando il bambino non arriva a compiere il percorso evolutivo nel migliore dei modi, quel percorso non gli è definitivamente precluso e resta aperto a possibili sviluppi nel futuro.

I PATTERN DI MOVIMENTO

CQ – Quali sono i pattern fondamentali per lo sviluppo del movimento?
BBC – Per definire i pattern di movimento,
l’elemento-chiave è la zona da
cui il movimento ha inizio e il modo in cui si propaga
nel corpo. Altri due elementi-chiave sono l’attenzione e
l’intenzionalità.
Ciò che vedo, adesso come adesso, è che, oltre ai tradizionali
riflessi, esistono anche 14 fondamentali pattern di movimento. Prima di tutto abbiamo i movimenti spinali
– quelli che partono dalla testa e quelli che partono
dall’estremità caudale [d’ora in poi, “coda”, N.d.T.].
Poi ci sono gli omologhi, in cui il movimento parte da
entrambe le mani o da entrambi i piedi. Mani e piedi
possono alternarsi, un po’ come fa la rana quando salta.
Ci sono gli omolaterali, che sono movimenti iniziati dal
braccio e dalla gamba della parte destra o della parte sinistra,
in avanti o all’indietro, in cui braccio e gamba vanno
nella stessa direzione. Ci sono infine i movimenti controlaterali,
che sono movimenti, in avanti o all’indietro,
iniziati contemporaneamente dal braccio destro e dalla
gamba sinistra o dal braccio sinistro e dalla gamba destra.
All’interno di ogni fase evolutiva abbiamo un pattern di
spinta e un pattern di protensione e trazione. I pattern di
spinta si sviluppano prima di quelli di protensione e trazione.
Gli ultimi due pattern, la radialità ombelicale e la
respirazione, sono in realtà i primi a svilupparsi e a sottendere
tutti gli altri. Ogni pattern, sviluppandosi, sottende
tutti i pattern successivi, i quali a loro volta comprendono
tutti quelli che li precedono. I pattern non spariscono. E
se un pattern non funziona bene, ciò si ripercuote su tutti
gli altri.
CQ – Che cos’è la radialità ombelicale?
BBC – Il pattern della radialità ombelicale, che si osserva
bene nel neonato, è quello in cui il movimento si avvia
dall’ombelico. Si tratta di un pattern circolare, con
simmetria radiale, come nella stella marina. Per esempio,
quando tenete in braccio un neonato, vedete che è sempre
necessario sostenergli la testa, altrimenti all’improvviso gli
ricadrà all’indietro. Ebbene, se osservate attentamente, vi
accorgerete che il suo movimento ha origine nell’ombelico,
e non nel collo. Oppure, se il neonato vi si rannicchia
addosso, potrete osservare come la flessione del suo corpo
abbia anche in questo caso origine nell’ombelico. Si potrebbe
dire che il senso di questo pattern è che la testa non
è più importante delle altre estremità, cioè che le sei estremità
– la testa, le mani, i piedi e la coda – si equivalgono
e sono controllate dal centro del corpo.
CQ – “Pattern di spinta” e “pattern di protensione e trazione”:
questa terminologia è tua?
BBC – Sì. I termini “spinale, omologo, omolaterale e
controlaterale” sono della tradizione scientifica. Ma “pattern
di spinta” e “pattern di protensione e trazione” sono
espressioni che ho coniato io.
CQ – Ci puoi spiegare la differenza fra il pattern di spinta e
il pattern di protensione e trazione?
BBC – Certo. Nel primo dei pattern, quello spinale che
inizia dalla testa, la spinta va verso la coda. Ciò si verifica
Bebé di 7 mesi nel pattern di spinta omologa. Bebè di 11 mesi nel pattern di protensione omologa.
Penso che tutti i pattern mentali si esprimano nel
movimento, attraverso il corpo. E che tutti i pattern di
movimento fisico abbiano una loro mente. È proprio
questo ciò di cui mi occupo.

quando, stando sulla pancia e spingendo con la testa
contro il pavimento, il corpo si sposta all’indietro, ovvero
verso la coda. Se invece la spinta della spina inizia
dalla coda, il corpo si muove in avanti, verso la testa. C’è
poi la spinta omologa che parte dalle braccia. Si verifica
quando dalla coda la spinta non va solo verso la testa, ma
anche verso le mani, che cominciano a spingere contro il
pavimento, indirizzando a loro volta la forza all’indietro,
verso le gambe. A questo punto, le gambe esercitano una
spinta in avanti, verso una delle braccia, che a sua volta
trasmette la spinta all’indietro, verso la gamba di quello
stesso lato, facendo allungare e incurvare quella metà
del corpo. Quando la forza che produce l’allungamento
raggiunge il piede, l’anca sul lato opposto si rilascia automaticamente,
la gamba corrispondente si flette e spinge
in avanti, verso il braccio dello stesso lato. Il che significa
che il protendersi di quel braccio è potenziato dalla
spinta della gamba, ne è quindi il risultato. Quello che
ho appena descritto è lo strisciare omolaterale sulla pancia,
l’ultimo dei pattern di spinta. È attraverso i pattern
di spinta che definiamo la nostra kinesfera: spingendo
dall’estremità anteriore attraverso il corpo fino a quella
posteriore, e viceversa, determiniamo la nostra posizione
fra queste due estremità, definiamo il nostro spazio personale.
I pattern di spinta si formano in genere durante
i primi sei mesi di vita e servono a sviluppare la potenza.
È propria di questi pattern un’attenzione rivolta soprattutto
all’interno e il loro movimento è caratterizzato dal
senso del peso e dal radicamento a terra.
Dopo l’ultimo dei pattern di spinta, quello in cui il bambino
si spinge lungo il pavimento strisciando sulla pancia
(strisciamento omolaterale), arriva il primo pattern
di protensione e trazione, quello spinale della testa, che
dà il via ai cambiamenti di livello nello spazio. Quando
il bambino si solleva da terra, ripercorre tutta la sequenza,
dal movimento spinale a quello a due arti (omologo)
fino a quello a un solo arto (che in questo caso più che
omolaterale è controlaterale). A questo punto però, i
movimenti iniziano con pattern di protensione e trazione
anziché con quelli di spinta. In quelli di protensione
e trazione ci si muove nella stessa direzione dell’arto che
dà inizio al movimento: se in avanti, partendo dalla testa
e dagli arti superiori, se all’indietro, partendo dalla coda
e dagli arti inferiori. Ci si muove andando oltre la propria
kinesfera, misurando lo spazio e protendendosi verso
ciò che è oltre noi stessi. In questo modo i pattern del
protendersi e del tirare portano ad accrescere l’attenzione
verso l’esterno e conferiscono leggerezza al movimento.
È importante notare che il pattern del protendersi e
tirare a partire dalla testa non corrisponde tanto a uno
stiramento di testa e collo o della spina, quanto piuttosto
a uno spostamento dell’attenzione dal mondo che è dentro
di noi a quello fuori di noi. La percezione sensoriale
viene attivata e si orienta su qualcosa che sta a un’altezza Rana (anfibio)
Movimento omologo di entrambe le braccia ed entrambe le
gambe.
maggiore dal livello del suolo. Se cerchiamo di cambiare
di livello, tramite la spinta omologa degli arti inferiori,
spingendoci solamente con le gambe (cosa assolutamente
possibile), proviamo una specie di offuscamento agli
occhi e alla testa e un senso di pesantezza diffuso nella
spina; questo accade perché, mentre il corpo si è spostato
in altezza, il livello percettivo è rimasto immutato.
Dunque, con i pattern di spinta si definisce la propria kinesfera
personale (tramite compressione, o meglio per via
della connessione degli arti tra loro attraverso il tronco),
mentre con i pattern di protensione e trazione si oltrepassa
la propria kinesfera (con un estendersi dell’attenzione e
degli arti nello spazio, oltre quello personale).
Se è vero che, nel caso di pattern efficienti, lo spostamento
in altezza dovrebbe avvenire tramite pattern di protensione
spinale della testa o della coda, è anche vero che
esso necessita del supporto dei pattern di spinta. In caso
contrario, il tronco mancherebbe di stabilità e d’integrazione.
Dall’altra parte, se lo spostamento in altezza prende
inizio dai pattern di spinta, viene a mancare il relativo
cambiamento a livello di percezione e di attenzione. Se i
pattern di spinta non sono ben coordinati con i pattern di
protensione e trazione, pur attuandosi il movimento nello
spazio, viene a mancare l’integrazione, ovvero il coordinamento
dell’atto senso-motorio. Prendiamo per esempio
un bambino di circa un anno nel momento in cui lo mettiamo
giù per farlo dormire. Se mentre lo state adagiando
i suoi sensi sono sintonizzati a un livello superiore, anche
se è molto stanco, si rimette immediatamente in piedi.
CQ – Cosa intendi quando dici “i suoi sensi sono sintonizzati
a un livello superiore”?
BBC – Un bambino di circa un anno sa stare in piedi e
a volte sa già camminare. Ma, quando lo mettiamo sdraiato,
a livello sensoriale è come se stesse ancora in piedi.
Una volta sdraiato, il suo livello di percezione sensoriale
non cambia e il bambino vuole subito rimettersi in piedi.
A questo punto non è facile farlo sdraiare per farlo addormentare,
non perché è testardo nonostante la stanchezza,
ma perché non ha imparato a passare dalla consapevolezza
dello stare in piedi a quella dello stare in posizione
sdraiata, a terra.
Uno degli esercizi che, durante una lezione, faccio eseguire
spesso agli adulti è di farli alzare in piedi, notare
cosa provano, per poi invitarli a tornare al livello d’altezza
in cui si sentono percettivamente più lucidi. Questo potrebbe
portarli ad abbassarsi al livello del suolo, oppure
a scegliere un qualunque punto di altezza intermedia (in
ginocchio, a metà strada dalla posizione eretta, ecc.). A
volte faccio fare l’esercizio a un solo allievo, mentre gli
altri sono invitati a fare dei commenti ad alta voce, quando
pensano che l’allievo che fa l’esercizio si trovi a un
livello percettivo per lui ottimale. E le osservazioni sono
così precise che le persone coinvolte rimangono sbigottite,
quando si accorgono di essere realmente in grado di
vedere una cosa del genere. Il fatto è che a un certo punto,
quando viene raggiunto l’equilibrio fra facoltà percettiva
e altezza da terra, dall’intera persona emana un senso di
chiarezza e luminosità.
Facciamo un banale esempio: capita che al mattino vi alziate
dal letto di malavoglia, che vi trasciniate qua e là
nelle attività della giornata e che quando finalmente alla
sera ripiombate sul letto, proviate un gran senso di sollievo
nel ritrovare quella parte di voi che al mattino avevate
lasciato lì, nel letto.
CQ – Che tipo di risposte ricevi quando insegni questi pattern
a persone adulte? Perché li trovano interessanti?
BBC – Non so perché, ma di tutto il mio lavoro questa
è la parte che ha più successo. Sono molte le persone interessate
allo sviluppo. Penso che quest’interesse stia in
genere diffondendosi in ambito culturale: riviste molto
diffuse pubblicano articoli sullo sviluppo. Danzatori e terapisti
– Simone Forti, Marsha Paludan, Jean Houston e
Robert Masters, per fare solo alcuni nomi – si sono occupati
dell’argomento. C’è più consapevolezza riguardo al
tema del movimento in età evolutiva.
A quanto sembra, in genere i pattern risultano stimolanti,
e credo che questo abbia in gran parte a che fare con il
risvegliarsi delle facoltà percettive e il loro connettersi al
movimento. Molte persone rimangono sorprese dalle difficoltà
che incontrano in relazione ad alcuni dei pattern.
Ma, quando finalmente le superano, sentono la propria
mente aprirsi.
CQ – Pensi che l’apertura della mente abbia una base neurologica?
BBC – Quale altro mezzo ha la mente per esprimersi se
non il corpo? Quali strade può percorrere se non quelle
che il corpo stesso va via via scegliendo per muoversi e per
svolgere le sue funzioni?
E’ molto importante che, mentre eseguiamo un movimento, la nostra attenzione
(che è ciò che ci stimola) e la nostra intenzione (che è ciò che vogliamo ottenere in rapporto a quel dato stimolo) siano in linea con il movimento che stiamo facendo.
Questo è fondamentale.

CQ – Vorresti dire che non esistono passaggi neurologici cui
non corrisponda un’espressione fisica? Che non vi siano connessioni
finalizzate ad altro?
BBC – Penso che tutti i pattern mentali si esprimano nel movimento,
attraverso il corpo. E che tutti i pattern di movimento
fisico abbiano una loro mente. È proprio questo
ciò di cui mi occupo. In un workshop, quando i partecipanti
sono presi da un determinato pattern, si stabilisce
una certa mente, una sorta di stato d’animo, di tutta la
stanza. Quando poi si cambia tipo di pattern, cambia anche
l’atmosfera nella stanza. Quando, per esempio, siamo
presi dai pattern di spinta, è come stare dentro una grotta;
poi passiamo ai pattern di protensione e trazione, e tutta
la stanza s’illumina: improvvisamente le persone coinvolte
s’accorgono della luce, dei suoni e delle altre persone
intorno a loro. Qualunque sia il lavoro che si sta facendo,
che si tratti dei sistemi corporei o di quelli dello sviluppo,
le persone coinvolte rimangono colpite di ritrovarsi a che
fare con delle manifestazioni fisiche della mente. Quando
entriamo in sintonia con l’equilibrio che s’instaura tra
mente e attività fisica, ci si presenta la possibilità di scegliere,
di fare scelte consapevoli.
CQ – Scegliere cosa?
BBC – Di cambiare la nostra mente, se vogliamo. Ovvero,
di avere più possibilità di scelta nell’accostarsi alle
cose, nel come vederle – come ho già detto a proposito
dei bambini.
CQ – Questo significa arrivare a modificare dei comportamenti
abituali?
BBC – Sì, ci si apre a comportamenti nuovi e, inoltre,
si possono vedere senza troppi pregiudizi i pattern che
già ci sono abituali. Non è detto che un certo pattern
– di movimento o di tipo mentale – debba essere del tutto
negativo; può essere però insufficiente. Un particolare
stato mentale, o un certo pattern, non sempre sono quelli
adatti ad affrontare determinate situazioni. Forse, quando
i bambini seguivano passo passo le orme dei propri
genitori la cosa poteva funzionare, perché esisteva un solo
modo di strutturarsi in pattern. Ma, nella nostra cultura,
più sono diversi i modi in cui si è in grado di muoversi e
di percepire, più speranze ci sono per il mondo. Le cose
stanno così. Noi non rendiamo le persone “perfette” – ci
sono sempre delle difficoltà da superare – ma speriamo di
aiutare le generazioni future a districarsi meglio in una
realtà così sfaccettata e complessa come quella del mondo
in cui viviamo.
Movimento omolaterale: braccio sinistro e gamba sinistra insieme;
braccio destro e gamba destra insieme.
Lucertola (rettile)

CQ – Mi sembra di capire che, se uno ha dei problemi
nell’eseguire un certo movimento di danza, le difficoltà si
possano attribuire a un difetto nell’organizzazione dei pattern
o addirittura alla completa mancanza di alcuni pattern.
È possibile tornare indietro e arrivare a recuperare questi
pattern per eseguire più agevolmente un dato movimento?
BBC – Sì. Se sei un danzatore, o uno che in qualche modo
si occupa di danzatori, e per esempio vedi che le cose non
vanno bene nelle sequenze di rotolamento in diagonale
(in cui il movimento ha inizio nella parte superiore o in
quella inferiore del corpo), il problema può consistere
nell’assenza del pattern di protensione e trazione spinale
della testa e/o della coda, con la conseguenza che non
può esserci nemmeno quello della mano o del piede. Se il
problema è questo, c’è da risalire più indietro, ai pattern
di spinta. Vedrai infatti che il problema si manifesta non
solamente nel rotolamento, ma anche stando in posizione
prona.
I pattern si manifestano nel bambino sia quando sta in
posizione prona (a pancia sotto) sia quando sta supino
(sdraiato sulla schiena), ma nei due casi il suo atteggiamento
è diverso. Intendo dire che, se il bambino è prono e i suoi arti sono
in estensione, è tutto il suo corpo che si muove nello spazio.
Se invece fa la stessa cosa da supino, sono solo gli arti
a muoversi nello spazio. Da prono, il bambino agisce su
se stesso, da supino, manipola l’ambiente circostante. Le
due posizioni, prona e supina, sono speculari.
Poco dopo la nascita, il neonato sta in posizione flessa
con la testa girata da una parte o dall’altra, sia quando sta
sulla schiena sia quando sta sulla pancia. A tre mesi circa,
stando a pancia sotto, è in grado di tirarsi su con gli avambracci;
stando invece sulla schiena riesce a unire le mani
sulla linea mediana, tenendole a una distanza dal corpo
uguale a quella di quando sta prono. Passa un altro mese
e il bambino da prono riesce a tendere i gomiti e appoggiarsi
sulle mani, mentre da supino riesce a distendere i
gomiti per protendersi verso un oggetto che si trova sopra
di lui. Più avanti nel tempo, nel momento in cui stando
sulla pancia riesce a spingere il proprio corpo curvandolo
omolateralmente, comincia a saper rotolare da prono a
supino e da supino a prono e a protendersi verso oggetti
che si trovano al suo fianco.
Se il bambino non riesce a eseguire un movimento stando
sulla pancia, ciò avrà in seguito ripercussioni su pattern
che normalmente si attuano a un livello più alto, a una
maggiore distanza dal suolo. È possibile ricondurre un
problema motorio, che si verifica stando sul piano verticale
ovvero in piedi, a un determinato pattern evolutivo;
su tale pattern è poi possibile lavorare con la persona distesa
sulla pancia, cioè sul piano orizzontale.
Una volta, uno studente che frequentava le mie lezioni
sullo sviluppo raccontò una storia interessante: una sua
amica, che mi sembra fosse andata a Bali per insegnare
danza, aveva scoperto che lì nessuno sapeva saltare. Nessun
adulto era in grado di fare un salto. Durante il nostro
stage, lo studente arrivò a capire che ciò dipendeva dal fatto
che mancava loro un pattern, quello di spinta omolaterale
a partire dagli arti inferiori. Venne fuori che in quel
paese i bambini non vengono messi a terra finché non
sono in grado di camminare, per la presunta presenza di
spiriti maligni nel suolo, e che quindi non strisciano mai
sulla pancia. Un’intera cultura che non ha mai strisciato,
un’intera cultura che in età adulta non è capace di saltare.
Se si vuole fare un salto mentre si sta sui due piedi, non si
può non avere come base il pattern di spinta omolaterale
degli arti inferiori. Sarebbe interessante fare un progetto
di ricerca a Bali per insegnare agli adulti a strisciare
Bebè di 16 giorni che si protende con la lingua verso il capezzolo con lo sguardo perso negli occhi della madre.

Trovo estremamente interessante il fatto che sistema nervoso e pelle derivino entrambi dall’ectoderma embrionale.
Ciò significa che senso tattile e sistema nervoso hanno in comune l’elemento di base, sono l’uno il riflesso dell’altro, o forse è meglio dire che la pelle è il riflesso esterno del sistema nervoso.

sulla pancia e poi vedere se riescono a saltare. Di questa
storia di Bali quello che m’incuriosisce è che in questo
caso forse non si tratta solo di una mancata esperienza,
ma di millenni in cui il materiale genetico è stato forgiato
fino a generare la condizione attuale. Quanto è dovuto
ai geni e quanto all’ambiente? Se un bambino americano
crescesse a Bali secondo le abitudini locali, sfrutterebbe lo
stesso le possibilità dei suoi geni, anche se condizionato
dall’ambiente. Ma se un bambino di Bali crescesse qui
da noi, riuscirebbe a strisciare sulla pancia? Nell’ambito
di quella cultura, le potenzialità genetiche relative a quel
dato pattern sono davvero carenti o semplicemente non
vengono utilizzate?
CQ – Insomma, si potrebbe anche dire che, se ci si ritrova
bloccati in un determinato atteggiamento di tipo mentale
o emozionale, riconducibile a un abituale pattern di movimento,
lavorando su quel pattern si può riuscire a cambiare
l’atteggiamento. È così ?
BBC – E già.

Di Alessandra Palma di Cesnola

nata a Firenze, nel 1960.

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